La mediazione come attraversamento del conflitto

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L’ attraversamento del conflitto costituisce davvero il solo…

La mediazione familiare e il legame sociale

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La mediazione familiare può essere un importante strumento di recupero, rinnovamento  o rinforzo del legame sociale. E lo ha ampiamente dimostrato negli ultimi trent'anni. Rischia, però, di perdere tale efficacia, anzi di generare un effetto opposto, se diventa un percorso che si è costretti a seguire. La previsione della sua obbligatorietà, infatti, può dare luogo ad un conflitto tra lo Stato, che impone la mediazione per costringere i genitori in lite a risolvere il loro conflitto, accordandosi, e costoro, che possono non gradire tale costrizione. Infatti, è improbabile che si possa sentire la vicinanza e la solidarietà di uno Stato che, implicitamente ma sostanzialmente, dichiara guerra al nostro conflitto e al nostro essere in conflitto.

La mediazione familiare e le ochette

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«Mia moglie è una persona veramente immatura. L’altro giorno, per esempio, mentre mi facevo il bagno, è entrata e, senza motivo, mi ha affondato tutte le ochette! (W.Allen)»

Quante volte, in un conflitto interpersonale, non ci accorgiamo che l’altro è immaturo grosso modo quanto lo siamo noi e che la sua condotta irrazionale è speculare alla nostra?

Tra i compiti del mediatore familiare, però, non rientrano di sicuro il far sentir gli attori del conflitto giudicati come immaturi, né il dare a loro l’impressione di sottovalutarne e sminuire i vissuti. Gli tocca, invece, ricordare che anche le "ochette" possono non essere solo delle "ochette".

Il prezzo del conflitto: il mediatore familiare e “l’ostinazione” delle parti

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Può essere forte la tentazione del mediatore familiare di indurre i coniugi in conflitto a considerare l'entità del prezzo che quel conflitto ha per loro e per i figli. A volte, i loro tentativi di giustificare l'ostilità e la mancata collaborazione, la reciproca delegittimazione, richiamandosi a questioni di principio, a valori, a criteri di senso comune, può apparire strumentale e, in fondo, bizzarra. Ma i genitori in conflitto non sono i soli a pensare e ad agire in termini che paiono irrazionali agli occhi altrui. La dinamica del conflitto, con i suoi tentativi dei protagonisti di giustificare le proprie azioni dannose, ci riguarda un po' tutti. Né, d'altra parte, succede soltanto ai genitori in conflitto di anteporre le loro dinamiche conflittuali al benessere delle persone di cui devono prendersi cura. Quali sono allora "i margini di manovra" del mediatore familiare? Nel ragionarci su, forse, sarebbe opportuno ricordare quanto scriveva John Locke:

«Faremmo bene (…) a non trattar subito gli altri da ostinati e perversi solo per il fatto che non rinunciano alle loro opinioni per accettare le nostre, o almeno quelle che vorremmo imporre loro, quando è più che probabile che noi ci comportiamo non meno ostinatamente nel non accettare alcune delle loro».

La “modestia” del mediatore e la sua formazione

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Perché si dovrebbero tirare in ballo la modestia del mediatore…

Radio Veronica One intervista Me.Dia.Re.

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Ai microfoni di Radio Veronica One A. Quattrocolo e M. D'Alessandro…

Il mediatore e lo specchio emotivo

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Il mediatore dei conflitti, sia esso un mediatore familiare,…

La mediazione familiare va sospesa nei casi di violenza psicologica

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La violenza psicologica nelle relazioni di coppia La violenza…

Gran brutta malattia, il razzismo, più che altro strana...

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"Gran brutta malattia, il razzismo, più che altro strana: colpisce i bianchi ma fa fuori i neri".

Proponiamo alcune riflessioni sul tema della mediazione dei conflitti rispetto alle situazioni in cui alla base del conflitto vi siano il pregiudizio e l'odio razzista. Lo spunto è fornito dal primo caso che venne gestito in uno dei nostri Servizi gratuiti di Ascolto e Mediazione, quasi vent'anni fa.

La mediazione familiare e la violenza

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Mentre prosegue e si estende il dibattito sul DL Pillon, che, fra gli altri aspetti controversi, contempla anche il tema della mediazione familiare, configurandola come obbligatoria, proponiamo qualche accenno di riflessione sulla assai problematica questione di tale strumento di gestione del conflitto nei casi di violenza. Infatti, la Convenzione di Istanbul che l'Italia ha recepito nel proprio ordinamento, doverosamente vieta l'intervento di mediazione familiare nei casi di violenza. Sta, dunque, ai mediatori familiari preoccuparsi di ciò, non solo per non violare quel divieto, ma ancor prima per evitare di farsi involontariamente complici della violenza in corso.