Il rapporto tra il linguaggio e la verità nella seconda intervista a Maurizio D'Alessandro

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Qual è il rapporto tra verità e linguaggio in un momento storico in cui il rischio è quello di una comunicazione orientata alla manipolazione?

Su questi temi si sofferma Maurizio D'Alessandromediatore familiare e penalesupervisore professionale A.I.Me.F., e autore, in ambito filosofico, di Ermeneutica, saggezza e filosofia pratica, Nuova TRauben, 2020

Intervista a Maurizio D'Alessandro: la filosofia di fronte all'avversione al pensiero scientifico

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In quest'intervista, Maurizio D'Alessandro, che non è solo un mediatore e un formatore con quindici anni di esperienza, ma anche dottore di ricerca in filosofia (e autore di diversi testi di filosofia, tra i quali, Ermeneutica, saggezza e filosofia pratica, Nuova Trauben, 2020),  conducendoci per mano attraverso i concetti di phronesis (saggezza), ethos (cioè, usi, abitudini, da cui l'etica) e prassi, stimola delle riflessioni utili anche rispetto al sempre più intenso conflitto tra pensiero scientifico e pensiero antiscientifico.

Il "sequestro emozionale" del conflitto e l' "intelligenza emotiva" della mediazione

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Il conflitto ha una sorprendente capacità di inibire le nostre capacità di sentire e riconoscere le nostre e altrui emozioni e ci fa pensare, volere e agire sotto il condizionamento della propria forza pervasiva. In altri termini, il conflitto ha uno spaventoso potere di porre in essere un "sequestro emozionale" in danno dei suoi protagonisti. La mediazione, da questo punto di vista, può essere vista come l'azione di liberazione delle capacità sequestrate dal conflitto, quelle capacità che costituiscono la nostra "intelligenza emotiva". Infatti, attraverso l'ascolto empatico svolto dal mediatore, la mediazione restituisce agli attori del conflitto la consapevolezza dei loro sentimenti e delle loro emozioni, il che costituisce il presupposto indispensabile per il recupero della capacità empatica e di quella di pensare, sentire e agire liberati dai condizionamenti della dinamica conflittuale.   

L'empatia non è una passeggiata

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L'empatia del mediatore, che non può essere solo una disposizione d'animo, dovendo essere comunicata ai protagonisti del conflitto con cui si relaziona, e che è strettamente legata alla neutralità e alla sospensione del giudizio, può essere difficile da declinare in alcune circostanze. Ad esempio, davanti a confliggenti indisponibili a dare segni di de-escalation dell'ostilità e del risentimento.

La mediazione familiare è laica

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Nel promuovere la mediazione familiare si rischia di sottovalutare un aspetto, spesso condizionante e alquanto scomodo (e, forse, per questo sottovalutato o schivato): c’è una tensione di fondo, in moltissime situazioni, tra l’offerta della mediazione familiare e il conflitto che quella si propone di gestire.

Questa tensione, però, potrebbe attenuarsi, forse, se si rinforzasse il messaggio che la mediazione familiare è a-valutativa e, quindi, laica: è anch’essa in qualche modo figlia di Emmanuel Kant, nel senso che anche per il mediatore familiare gli esseri umani con cui professionalmente interagisce sono un fine e non possono essere mai trattati come un mezzo. Neppure per raggiungere un fine che è costituito da altri esseri umani, cioè i figli dei confliggenti (vale a dire, il loro benessere, inteso come salvaguardia dagli effetti dannosi del conflitto nella coppia genitoriale).

Tristezza ("per favore, vai via")

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Nella nostra società, il parlare di tristezza o il fare discorsi “tristi” è, molto spesso, additato e tacciato come sintomo di debolezza e, quasi istintivamente, la prima cosa che facciamo, quando vediamo qualcuno triste, è cercare di confortarlo, di fare in modo che possa allontanare da sé quell’emozione, come se il provare tristezza fosse sempre deprecabile, sbagliato e deleterio per sé e per gli altri. Invece, sono molteplici le funzioni di questa emozione (come quella della richiesta di aiuto, del porci in contatto con la nostra intimità, di aumentare il nostro senso di realtà o di aiutarci a recuperare la calma dopo momenti di forte stress). Ma come deve porsi il mediatore di fronte alla tristezza della persona che sta ascoltando? A seconda dei casi può rispecchiarla, nominandola, oppure ricorrere al cosiddetto reframing.

Si fa presto a dire “emozioni”: la paura nella mediazione

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Le emozioni entrano nella stanza della mediazione e giocano un ruolo importante. Tra queste emozioni figura anche la paura

Come può il mediatore “maneggiare” questa emozione? Cioè, come può disporsi e prepararsi a riconoscerla, rispettarla, rispecchiarla e sostenerla? 

Il tentativo di triangolazione durante la mediazione

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Nei percorsi di mediazione familiare e, più in generale, di mediazione dei conflitti capita molto spesso che gli attori del conflitto, anche inconsapevolmente, pongano in essere dei tentativi di triangolazione nei confronti del mediatore. Come può reagire quest'ultimo in tali situazioni, considerando che il bisogno di sentire il mediatore dalla propria parte, quando si sta vivendo una situazione conflittuale, è perfettamente comprensibile?

Il mediatore dei conflitti e il colloquio da remoto: l’importanza della comunicazione non verbale.

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La comunicazione non verbale ha un'importanza fondamentale nella relazione tra il mediatore e gli attori del conflitto. L'irruzione del SARS-CoV-2 ha reso inevitabile dei cambiamenti anche nello svolgimento dell'attività mediativa, che vanno ad interessare principalmente questo aspetto. Ma, poiché, anche quando la mediazione (familiare o in altri ambiti) si svolge online, la comunicazione non verbale resta un aspetto centrale, quali sono gli aspetti e gli accorgimenti a cui deve prestare particolare attenzione il mediatore? 

Tu chiamale, se vuoi, Emozioni

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Quando si chiede “come stai?”, nel primo colloquio individuale, durante un percorso di Ascolto e Mediazione, spesso, la risposta è un laconico “Bene, grazie”, però, accompagnato spesso da una smorfia, a metà strada tra la diffidenza e la sorpresa. La risposta a quella stessa domanda diventa, nel corso degli incontri successivi, più articolata e complessa, perché dà voce a sentimenti ed emozioni contrastanti, che accompagnano e attraversano la persona e che l’hanno condotta lì, alla mediazione.