Pubblicati da Staff Me.Dia.Re

Intervista a Maurizio D’Alessandro: la filosofia di fronte all’avversione al pensiero scientifico

In quest’intervista, Maurizio D’Alessandro, che non è solo un mediatore e un formatore con quindici anni di esperienza, ma anche dottore di ricerca in filosofia (e autore di diversi testi di filosofia, tra i quali, Ermeneutica, saggezza e filosofia pratica, Nuova Trauben, 2020),  conducendoci per mano attraverso i concetti di phronesis (saggezza), ethos (cioè, usi, abitudini, da cui l’etica) e prassi, stimola delle riflessioni utili anche rispetto al sempre più intenso conflitto tra pensiero scientifico e pensiero antiscientifico.

Il “sequestro emozionale” del conflitto e l’ “intelligenza emotiva” della mediazione

Il conflitto ha una sorprendente capacità di inibire le nostre capacità di sentire e riconoscere le nostre e altrui emozioni e ci fa pensare, volere e agire sotto il condizionamento della propria forza pervasiva. In altri termini, il conflitto ha uno spaventoso potere di porre in essere un “sequestro emozionale” in danno dei suoi protagonisti. La mediazione, da questo punto di vista, può essere vista come l’azione di liberazione delle capacità sequestrate dal conflitto, quelle capacità che costituiscono la nostra “intelligenza emotiva“. Infatti, attraverso l’ascolto empatico svolto dal mediatore, la mediazione restituisce agli attori del conflitto la consapevolezza dei loro sentimenti e delle loro emozioni, il che costituisce il presupposto indispensabile per il recupero della capacità empatica e di quella di pensare, sentire e agire liberati dai condizionamenti della dinamica conflittuale.   

Lo spazio per sentimenti ed emozioni nella mediazione familiare e nella mediazione civile e commerciale, secondo Cristel Jocollé

Il 33° video di Conflitti in corso, grazie alla disponibilità di Cristel Jocollé, è un approfondimento dei temi proposti nel precedente video. In particolare, si approfondiscono le caratteristiche della mediazione civile e commerciale e della mediazione familiare, spiegando le ragioni di fondo sottese ad esse e il diverso modo in cui vengono accolte e riconosciute le emozioni delle parti.

Trentunesima puntata di Conflitti in corso: il conflitto e l’intelligenza emotiva

Ci è arrivata una mail di una persona che chiede:

«Com’è possibile che quel mio famigliare, che mi odia così tanto e che passa sui miei sentimenti come un carrarmato, sappia essere così umano, gentile, comprensivo e affettuoso con le altre persone? Come potrebbe la mediazione risolvere quest’assurdità?».

Cercando di corrispondere alla stratificazione e alla complessità dei quesiti posti, in questo trentunesimo video di Conflitti in corso, ci soffermiamo brevemente sui concetti di “intelligenza emotiva” (David Goleman) e “sequestro emozionale” (Bessel Van Der Kolk), per riflettere sulla capacità del conflitto di intaccare la nostra attitudine empatica non a 360° e nei confronti di chiunque, ma nei riguardi della nostra controparte. Da queste osservazioni, sorgono considerazioni sulla possibilità che la mediazione dei conflitti permetta di rimettere quell’empatia che il conflitto ha selettivamente estratto.

 

L’empatia non è una passeggiata

L’empatia del mediatore, che non può essere solo una disposizione d’animo, dovendo essere comunicata ai protagonisti del conflitto con cui si relaziona, e che è strettamente legata alla neutralità e alla sospensione del giudizio, può essere difficile da declinare in alcune circostanze. Ad esempio, davanti a confliggenti indisponibili a dare segni di de-escalation dell’ostilità e del risentimento.

Trentesima puntata di Conflitti in corso: la mediazione familiare non è una guerra al conflitto

Nella trentesima puntata della rubrica Conflitti in corso si risponde al quesito preoccupato che una signora ci ha posto:

«La mediazione familiare serve a far restare insieme chi vuole separarsi?».

Nel video, oltre a rispondere al contenuto letterale della domanda, spiegando che non è questa la funzione della mediazione familiare, ci si sofferma anche su un aspetto più implicito, sotteso a quell’interrogativo: la funzione della mediazione familiare non è quello di far cambiare idee, sentimenti, propositi, comportamenti o atteggiamenti, non è distribuire torti e ragioni e non consiste nell’approvare o disapprovare il conflitto in sé, né nel fare la guerra al conflitto. Il senso e la funzione della mediazione familiare è quello di restituire alle parti, supportandone la comunicazione, un po’ di quelle libertà di parola e di pensiero e di quelle facoltà di trasmissione e ricezione dei messaggi più significativi che la dittatura della dinamica conflittuale ha loro sottratto o inibito.

La mediazione familiare è laica

Nel promuovere la mediazione familiare si rischia di sottovalutare un aspetto, spesso condizionante e alquanto scomodo (e, forse, per questo sottovalutato o schivato): c’è una tensione di fondo, in moltissime situazioni, tra l’offerta della mediazione familiare e il conflitto che quella si propone di gestire.

Questa tensione, però, potrebbe attenuarsi, forse, se si rinforzasse il messaggio che la mediazione familiare è a-valutativa e, quindi, laica: è anch’essa in qualche modo figlia di Emmanuel Kant, nel senso che anche per il mediatore familiare gli esseri umani con cui professionalmente interagisce sono un fine e non possono essere mai trattati come un mezzo. Neppure per raggiungere un fine che è costituito da altri esseri umani, cioè i figli dei confliggenti (vale a dire, il loro benessere, inteso come salvaguardia dagli effetti dannosi del conflitto nella coppia genitoriale).