Pubblicati da Alberto Quattrocolo

Società e comunicazione

Viviamo una società ad alto rischio conflittuale. E quando la comunicazione, la capacità di relazionarsi a 360°, si deteriora, si interrompe, il rischio dell’isolamento, del possibile conflitto sociale, è più frequente di quanto si creda. Prendendo spunto da un film del 1975, Prigioniero della Seconda Strada, si affronta il tema del rapporto tra società, comunicazione e conflitto.

Assassinio di Pino Puglisi il 15/09/1993

La sera del 15 settembre 1993, nel suo 56º compleanno, dopo ripetute minacce, fu ammazzato Don Pino Puglisi, davanti al portone di casa. Ai suoi killer mafiosi disse soltanto: “Me l’aspettavo”. Era la prima volta che la mafia uccideva un prete. Lo uccisero per rabbia, per paura, per invidia, perché dall’altare li aveva chiamati animali, perché era diventato una spina nel fianco. Era un elemento di sovversione nel contesto dell’ordine mafioso, conservatore e opprimente, al quale appariva intollerabile che egli avesse scelto di schierarsi, senza ambiguità, dalla parte di deboli ed emarginati, appoggiando progetti di riscatto provenienti da cittadini onesti, che coglievano l’ingiustizia della propria emarginazione e intendevano cambiare il volto del quartiere, desiderosi di renderlo più accettabile, accogliente e vivibile. 

30 giugno 1960: Genova resiste

“Io nego che i missini abbiano il diritto di tenere a Genova il loro congresso. Ogni iniziativa, ogni atto, ogni manifestazione di quel movimento è una chiara esaltazione del fascismo. Si tratta, del resto, di un congresso qui convocato non per discutere, ma per provocare e contrapporre un passato vergognoso ai valori politici e morali della Resistenza.”

244 vittime nell’eccidio nazifascista di Civitella, Cornia e San Pancrazio

La mattina del 29 giugno del 1944, Civitella, Cornia e San Pancrazio vennero circondati da unità della Divisione corazzata Hermann Goering la cui consegna, per stroncare la Resistenza, che ostacolava la costruzione della Linea Gotica, era uccidere tutti gli uomini di età superiore ai quindici anni e di bruciare le case. Questi giovani soldati tedeschi, usciti da poco dalla Hitlerjugend, incendiarono tutto e trucidarono 244 persone: non soltanto gli uomini, incluso un parroco, ma anche moltissime donne, giovani e anziane, e ragazzi di 13 anni e, perfino, dei bambini di 3 e di 7 anni e dei neonati.  

Dall’Aventino alla dittatura

Il 27 giugno del 1924, in seguito al rapimento e all’omicidio del deputato socialista Giacomo Matteotti, i deputati dell’opposizione al governo Mussolini, con l’eccezione dei comunisti, decisero di non prendere più parte ai lavori della Camera finché non fosse stata abolita la milizia, sciolte le organizzazioni segrete incaricate della repressione e ripristinata la legalità e finché il governo non avesse chiarito la propria posizione a proposito della scomparsa di Matteotti. Spiegarono di avere abbandonato la Camera per costituirsi in unico parlamento legittimo, visto che la composizione della Camera dei Deputati uscita dalle urne era stata compromessa dalla violenza e dai brogli del governo fascista e visito che nel parlamento ufficiale era ormai impossibile esercitare ogni funzione libera per gli eletti del popolo. Contavano sull’appoggio dell’opinione pubblica e sull’adempimento da parte del Re dei suoi doveri di tutore e garante della legalità. L’opinione pubblica, finché fu libera, a dispetto delle ripetute, feroci, violenze fasciste, li appoggiò, ma Vittorio Emanuele III, no.  

Bruno Caccia, l’unico magistrato assassinato al Nord dalle mafie

Bruno Caccia, Procuratore Capo di Torino, ucciso il 26 giugno del 1983, è l’unico magistrato ammazzato dalle mafie nel Nord Italia. Per il suo omicidio è stato condannato con sentenza definitiva, come mandante, un boss della ‘ndrangheta e, in primo grado e in appello, come esecutore, un panettiere di Torino, di origine calabrese, pregiudicato. I famigliari di Bruno Caccia, però, pensano che non si sia ancora arrivati alla piena verità.«Non mi spiego perché, dopo 30 anni, anche nella vicenda giudiziaria, continuino a esserci grandi resistenze. Noi famigliari vogliamo solo la verità di quel 26 giugno 1983» ha detto Paola Caccia, la figlia del magistrato. «Parlare di Caccia, come emerso dalle carte, non si poteva, perché tabù, come se in questa storia ci fosse qualcosa di indicibile».

Il blocco di Berlino

Alle 6 del mattino del 24 giugno del 1948 la radio sovietica annunciò il blocco di Berlino. La città, come il resto della Germania, era divisa in 4 zone, controllate dai vincitori della Seconda Guerra Mondiale gli inglesi, i francesi, gli americani e i sovietici. Berlino, però, si trovava in quella parte del territorio tedesco posta sotto il controllo dell’Unione Sovietica e agli anglo-americani fu chiaro che si trattava di un ultimatum o meglio di un ricatto: se l’Occidente non riconosceva l’autorità sovietica su tutta la città di Berlino, i berlinesi sarebbero stati ridotti alla fame. Per la prima volta la possibilità che si arrivasse ad un confronto militare tra USA e URSS parve orribilmente concreta. Come si era giunti a quella crisi? E come se ne uscì?