244 vittime nell’eccidio nazifascista di Civitella, Cornia e San Pancrazio

Nell’arco di colline, una sorta di un contrafforte, che separa la Valdichiana dalla Valdambra, l’estrema propaggine del Valdarno superiore, ci sono, tra gli altri centri abitati, Civitella, Cornia e San Pancrazio. Tutti e tre in provincia di Arezzo e vicini tra loro. Cornia è una località del Comune di Civitella, mentre San Pancrazio è un borgo del Comune di Bucine. Sono dei bei posti, come ce ne sono tanti in Toscana e, più, in generale in Italia. Ma all’inizio dell’estate del 1944, sotto la dominazione nazifascista, anche la natura quieta e contemplativa di luoghi come Civitella della Valdichiana poteva essere improvvisamente stravolta dalla ferocia. Come avvenne la mattina del 29 giugno del 1944, quando Civitella, Cornia e San Pancrazio vennero circondati da unità della Divisione corazzata Hermann Goering. Costoro avevano avuto la consegna di uccidere tutti gli uomini di età superiore ai quindici anni e di bruciare le case. E la eseguirono con scrupolo: le vittime quella mattina furono 244 e i tre abitati vennero pressoché totalmente distrutti. Per molto tempo si pensò a questa strage come ad una rappresaglia seguita ad un’azione partigiana. Come abbiamo visto su questa rubrica, Corsi e Ricorsi, anche rispetto ad altri stragi (si rinvia ai post La strage nazifascista della Benedicta e La strage nazifascista al Passo del Turchino), l’attribuzione della causa della ferocia nazifascista alla lotta resistenziale ha prodotto conseguenze di non poco rilievo. Ma, come per altre stragi, anche per quest’eccidio nazifascista consumato a Civitella, Cornia e San Pancrazio, tale interpretazione è parecchio discutibile.

Lo scontro con i partigiani del 18 giugno

Infatti, è vero che in quella zona erano sorti e si rifugiavano diversi gruppi partigiani, che si giovavano della conformazione montuosa e della presenza di fitti boschi, per combattere e per sottrarsi ai rastrellamenti. Ed è vero che a Civitella era stato insediato un comando tedesco, la Divisione corazzata Hermann Goering, agli ordini del tenente generale Wilhelm Schmalz. Il compito di tale Divisione era quello di stroncare l’attività partigiana per evitare che rallentasse il completamento della Linea Gotica. Quest’ultima era una linea difensiva fortificata di oltre 300 chilometri, che l’esercito tedesco costruiva sui rilievi appenninici, dal versante tirrenico della attuale provincia di Massa-Carrara fino al versante adriatico della la provincia di Pesaro, per fermare l’avanzata delle forze anglo-americane, che, sbarcate nel luglio del ’43, prima, in Sicilia e, poi, a Salerno e, in seguito, ad Anzio, e liberata Roma, stavano risalendo la penisola. La funzione della Linea Gotica era quella di impedire che gli anglo-americani, raggiunta la pianura Padana, potessero liberare dall’occupazione nazista il resto dell’Europa settentrionale, attraverso il passo del Brennero, e l’Europa centrale, attraverso Trieste e il valico di Lubiana.

In questo contesto il 18 giugno 1944 quattro soldati tedeschi che si trovavano nel Circolo del Dopolavoro di Civitella furono sorpresi da alcuni partigiani, intenzionati ad impossessarsi delle loro armi. Un soldato tedesco reagì e i partigiani dovettero fare fuoco. Due dei soldati tedeschi morirono sul colpo, un terzo, gravemente ferito, spirò qualche ora dopo. I tedeschi avviarono perquisizioni nelle case di Civitella e delle due frazioni più vicine, Cornia e San Pancrazio. Nessun civile collaborò con i tedeschi, però, il parroco per dimostrare la disposizione assolutamente pacifica degli abitanti, organizzò e celebrò il funerale ai militari tedeschi. Al termine della cerimonia, una ventina di persone furono prese dai tedeschi e schierate contro il muro sotto il tiro di mitragliatrici. All’ultimo momento, però, queste non aprirono il fuoco. Infatti, i tre militari tedeschi uccisi appartenevano alla piccola guarnigione di stanza in una fattoria a tre chilometri dal paese, priva dell’autorità per decidere azioni repressive.

La Divisione Hermann Goering

La successiva strage del 29 giugno a Civitella, Cornia e San Pancrazio venne decisa, in realtà, quasi certamente, il 25 giugno, quando, nell’ambito del ripiegamento della Decima Armata tedesca, sconfitta nella battaglia del Trasimeno, il territorio della Valdichiana fu affidato alla competenza della Divisione corazzata Hermann Goering, acquartierata a Villa Carletti, presso Monte San Savino. Si trattava di una delle più brutali compagnie tedesche presenti in Italia in quel periodo. L’intera operazione venne pianificata e diretta da un comando che si era installato nella villa sotto la guida di Heinz Barz. Lo scopo era quello di stroncare le attività partigiane. E il metodo era la ferocia. Una ferocia che a Civitella, Cornia e San Pancrazio si traduceva nell’ammazzare donne e uomini, bambini e anziani, nel commettere violenze sessuali su molte donne e nel fare poi scempio di numerosi cadaveri. La Divisione Hermann Goering era composta in larghissima parte da giovani volontari, di 18 anni, provenienti dalla Hitlerjugend e da organizzazioni a partecipazione volontaria del Partito Nazista. Questa Divisione era stata impiegata nei territori dell’Europa occupata, mai al fronte, e si era specializzata nella realizzazione di massacri di civili. Dal marzo del 1944,  giunta in Toscana, aveva partecipato a diverse operazioni nell’Appennino, ma aveva già contribuito a diversi eccidi fin dall’ottobre del 1943 fino. Tra quelli precedenti all’eccidio di Civitella, Cornia e San Pancrazio, sempre in provincia di Arezzo c’era stato nell’aprile ’44, il massacro di tutti gli abitanti di Vallucciole, donne e bambini e infanti, inclusi.

La strage del 29 giugno: 244 vittime

La mattina presto del 29 giugno, attorno alle cinque, i primi ad essere uccisi furono gli abitanti delle frazioni più vicine a Civitella. Anch’essi come gli altri si preparavano per andare alla messa del giorno dei santi Pietro e Paolo.
Le case di Palazzina, Querciola, Maestà Tonda furono subito perquisite dai tedeschi. Nel corso della perquisizione in ciascuna frazione furono uccisi uomini, donne e ragazzi di tredici-quattordici anni.
A Civitella dove i tedeschi avevano appena ucciso tutti gli otto ospiti ricoverati presso la Casa di Riposo, coloro che erano stati catturati venivano spinti brutalmente verso la chiesa parrocchiale. Giunti alla chiesa, però, i soldati la trovarono la porta chiusa. I tedeschi la sfondarono con una bomba a mano e trascinarono fuori quelli che vi si erano rifugiati. Don Alcide Lazzeri, il parroco, si fece avanti urlando: «Sono io il responsabile di quanto è accaduto, uccidete me». Ma non venne considerato. Gli uomini, separati dai famigliari, furono depredati degli oggetti di valore, portati a lato della chiesa e uccisi a gruppi di cinque, insieme a quelli che erano stati rastrellati nelle case e allo stesso don Lazzeri. Quindi, i soldati tedeschi andarono a cercare e ad uccidere gli abitanti rimasti dentro le abitazioni. Incendiarono anche le case di Civitella per assicurarsi la morte di coloro che erano sfuggiti alle perquisizioni, nascondendosi magari nelle cantine o nelle soffitte. Furono pochi gli uomini di Civitella che riuscirono a salvarsi. Ma nelle frazioni di Cornia e Solaia, non vennero risparmiati neppure le donne ed i bambini.
Quelli della Hermann Goering erano arrivati contemporaneamente nelle due località verso le sei del mattino e subito presero a sterminare intere famiglie, incendiandone anche le case e i fienili. A Solaia, oltre all’intera famiglia Valli, i due genitori e i loro due bambini, di tre e sette anni, fu ucciso anche un bambino piccolo in braccio alla madre Modesta Rossi, una staffetta partigiana di trent’anni, moglie del partigiano Dario Polletti. Madre e figlio furono uccisi in casa, a colpi di scure, sotto gli occhi dell’altro figlio di sette anni, Mario. Modesta Rossi si era rifiutata di rivelare il nascondiglio dei partigiani ai fascisti della Repubblica di Salò (ne abbiamo ricordato la costituzione nel post Il 18 settembre del ’43 Mussolini annuncia da Radio Monaco la costituzione della RSI). Nelle località di Verniana, Burrone e Cornia i tedeschi ammazzarono indistintamente uomini, bambini, anziani e donne. Poi i loro corpi vennero dati alle fiamme. Solo a Cornia vennero uccise 40 persone, in netta prevalenza donne. A Gebbia furono massacrati i coniugi svedesi Cau, accusati di aver collaborato con i partigiani.
A San Pancrazio, quel mattino, perquisite le case, ammazzandovi sul posto alcuni abitanti, e messe in fuga le donne con i bambini, gli uomini vennero radunati nella piazza principale e trattenuti lì fino verso le 14,00, quando arrivò da Civitella un nuovo contingente di truppe. Allora gli uomini furono quindi condotti alla vicina Fattoria Pierangeli, dove i tedeschi gli rubarono i pochi oggetti di valore e, dalle 17, nelle cantine, cominciarono le esecuzioni. Con un colpo di pistola alla nuca furono uccisi 60 uomini in quella cantina.

 

Alberto Quattrocolo

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