1947, promulgata la Costituzione della Repubblica italiana

Il 27 dicembre 1947 fu promulgata dal capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola la Costituzione della Repubblica italiana, approvata dall’Assemblea Costituente pochi giorni prima, che sarebbe entrata poi in vigore il 1º gennaio 1948.

L’Assemblea costituente era stata eletta il 2 giugno 1946, contestualmente al referendum istituzionale in cui i cittadini italiani, a suffragio per la prima volta universale, scelsero la forma repubblicana per il nuovo Stato italiano che doveva sorgere dalle macerie del fascismo e della Seconda guerra mondiale.

Eletta con il sistema proporzionale, la Costituente era composta da 556 membri, di cui 21 donne; da quel momento, i partiti del Comitato di Liberazione Nazionale cessarono di considerarsi uguali, e si poté constatare la loro effettiva rappresentatività. Dominarono le elezioni tre grandi formazioni: la Democrazia Cristiana, che ottenne il 35,2% dei voti e 207 seggi; il Partito Socialista, 20,7% dei voti e 115 seggi; il Partito Comunista, 18,9% e 104 seggi. La tradizione liberale (riunita nella coalizione Unione Democratica Nazionale), protagonista della politica italiana nel periodo precedente la dittatura fascista, ottenne il 6,8% dei consensi; il Partito Repubblicano, anch’esso d’ispirazione liberale ma con un approccio differente nei temi sociali, arrivò al 4,4%; il Partito d’Azione, nonostante un ruolo di primo piano nella Resistenza, ebbe solo l’1,5%. Raccolsero i voti dei nostalgici del precedente regime la formazione dell’Uomo qualunque (5,3%) e il Blocco Nazionale della Libertà, lista elettorale d’ispirazione conservatrice e monarchica (2,7%).

Per la prima volta nella storia del paese si avviava un processo costituente dal basso, marcando la differenza con le costituzioni ottocentesche octroyeés, concesse dal re “per grazia di Dio”.

Secondo Michele Ainis, nell’Assemblea costituente vi era:

il meglio della cultura giuridica dell’epoca, da Mortati a Perassi, da Tosato a Calamandrei […]; le nuove istituzioni vennero progettate da una élite, da un gruppo composito e compatto d’intellettuali e di politici quale forse mai l’Italia aveva avuto nel passato. Una élite forgiata dalla guerra.

La Costituzione della Repubblica Italiana è frutto dello spirito unitario delle forze politiche antifasciste che già aveva portato all’elezione del liberale Enrico De Nicola a Capo Provvisorio dello Stato, del socialista Giuseppe Saragat prima, e del comunista Umberto Terracini poi, a presidente dell’Assemblea Costituente, del democristiano Alcide De Gasperi a capo del Governo Provvisorio della Repubblica. È stata da più parti sottolineata la lungimiranza politica, lo spessore intellettuale, l’ampia visione culturale, la consapevolezza dell’eccezionale momento storico che i membri della Costituente e i leader politici dell’epoca seppero esprimere in quel tempo. Nei giorni e nelle settimane in cui si andava frantumando l’alleanza antinazista e antifascista e si andavano preparando gli anni della futura guerra fredda, i maggiori partiti italiani, che pure facevano ideologicamente riferimento a blocchi contrapposti, riuscirono a trovare un compromesso alto tra le ispirazioni culturali cattolica, liberale e socialista.

Inizialmente previsti per una durata di otto mesi, i lavori lunghi e complessi dell’Assemblea furono prorogati più volte. Il 15 luglio 1946, l’Assemblea deliberò l’istituzione della Commissione per la Costituzione, composta da 75 Deputati, incaricata di “elaborare e proporre il progetto di Costituzione”. Su questo progetto l’Assemblea iniziò a discutere nel marzo del 1947, e il testo finale fu approvato il 22 dicembre con il 90% di voti favorevoli.

La legge fondamentale dello Stato è composta da 139 articoli, ma cinque di questi (115, 124, 128, 129 e 130) nel corso degli anni sono stati abrogati. A sua volta, la Carta è suddivisa in quattro sezioni: i principi fondamentali, i diritti e i doveri dei cittadini, l’ordinamento della Repubblica (ovvero come funziona e come è organizzato lo Stato) e le disposizioni transitorie finali che servirono nei primi anni del dopoguerra per passare dal sistema monarchico a quello repubblicano. Alcuni degli istituti previsti nel testo costituzionale hanno dovuto attendere molti anni prima di entrare in funzione, mentre altri attendono ancora attuazione da parte del legislatore ordinario (art. 39, sui sindacati, art. 49 sui partiti politici).

 

 

 

 

 

Il fatto che sia nata dalla sintesi di anime ideologicamente diverse e votata a larga a maggioranza comporta il fatto che la Costituzione italiana sia “lunga”, cioè, come scrive il costituzionalista Roberto Bin, “scritta non sommando e non selezionando gli interessi e i valori delle diverse componenti” e necessariamente “aperta”, “nel senso che non pretende di individuare il punto di equilibrio tra i diversi interessi ma non si limita a elencarli, a giustapporli, lasciando alla legislazione successiva di individuare il punto di bilanciamento”. Non indica alla maggioranza la strada da prendere, ma si limita a fissare i confini oltre i quali la volontà della maggioranza politica non può spingersi. La Costituzione italiana “afferma valori opposti, spesso conflittuali, senza dire quale dovrà prevalere. Da ciò la Costituzione trae una notevole dinamicità e capacità di adattarsi ai tempi”.

La si definisce “rigida” perché, fortemente improntata a prevenire la prevalenza arbitraria di un potere sull’altro, volta a evitare ogni deriva antidemocratica dopo l’esperienza del fascismo (la XII disposizione vietò la ricostituzione del partito fascista), la Costituzione italiana può essere cambiata soltanto tramite un procedimento legislativo più complesso e a maggioranza più larga di quanto previsto per le leggi ordinarie. Con un ulteriore limite invalicabile fissato nell’ultimo e 139° articolo: la forma repubblicana non può essere modificata.

La Costituzione tratteggia una concezione pluralista, in cui la società non è una mera somma di individui sotto un’unica legge, ma il prodotto di realtà differenziate, con propri desideri e autonomia; mantiene i diritti classici liberali dell’individuo, riassumibili nei concetti di dignità e libertà umana, facendo proprie le conquiste internazionali in tema di diritti universali; tutela le comunità “naturali” (famiglia, chiesa, fabbrica, scuola, sindacato), riconoscendo loro diritti inviolabili; contempera le esigenze e prerogative individuali e collettive, delineando il passaggio da uno stato “guardiano” a uno sussidiario.

Così ebbe a descriverla Pietro Calamandrei, nel noto discorso rivolto nel ‘55 agli studenti milanesi:

La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. […]
In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane. […]
Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.

 

Silvia Boverini

Fonti:
E. Chiari, “La Costituzione italiana ha 70 anni, una guida per saperne di più”, www.famigliacristiana.it; P. Calamandrei, Discorso ai giovani tenuto alla Società Umanitaria, Milano, 26 gennaio 1955; M. Ainis, “Vita e morte di una costituzione”, Laterza; www.treccani.it; www.it.wikipedia.org

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