13 novembre 1960: l’artista afroamericano Sammy Davis Jr. sposa l’attrice svedese May Britt

– A che punto ci troviamo con la questione razziale, Martin?
– Ti spiego a che punto mi trovo io. Mi trovo nella suite più bella di questo albergo, ma non posso andare a passeggio per le strade con mia moglie.
(Sammy Davis Jr., conversazione con Martin Luther King e un amico comune)

Il 13 novembre 1960 Sammy Davis Jr., uomo di spettacolo di fama internazionale e afroamericano, sposò l’attrice svedese May Britt, compiendo per ciò stesso un atto che in trentuno stati dell’Unione era considerato reato.

Solo cinque anni prima, il quattordicenne di colore Emmett Till era stato linciato in Mississippi per aver semplicemente fischiato al passaggio di una donna bianca; nel 1958, un sondaggio aveva rilevato che soltanto il 4% della popolazione statunitense era favorevole ai matrimoni misti e, in quello stesso anno, un giudice della Virginia aveva negato a una donna di colore e a un uomo bianco di celebrare le nozze: “Non c’é nessuna ragione per autorizzare il matrimonio tra le razze. Il fatto che Dio le abbia separate, infatti, mostra che non intendeva farle mischiare.”. Con quelle nozze, Davis attirò la minacciosa attenzione di un’opinione pubblica razzista e malevola, e perfino l’ostracismo dell’allora presidente John Fitzgerald Kennedy, in altre circostanze così sensibile alle questioni dei diritti civili. Non che l’entertainer fosse all’oscuro dei rischi: pochi anni prima, la sua relazione con l’attrice Kim Novak – all’epoca sulla cresta dell’onda – era stata pesantemente osteggiata dall’establishment hollywoodiano.

L’ufficializzazione del legame tra Sammy Davis e May Britt anticipò di sette anni la sentenza della Corte Suprema che rese legale il matrimonio interrazziale in tutti gli Stati Uniti. Ma non fu il solo gesto con cui, nel corso della vita, l’artista tentò di abbattere barriere consolidate in favore del movimento per i diritti civili.

Nato nel 1925, Sammy Davis Jr. era figlio di due ballerini di vaudeville; imparò a ballare fin da piccolo da suo padre e dallo “zio” Will Mastin, il capoballerino della compagnia di cui suo padre faceva parte, e ben presto si unì a loro negli spettacoli nel Will Mastin Trio.

Il padre e lo “zio” cercarono di proteggere il giovane Sammy dal razzismo, dicendogli, per esempio, che gli insulti che ricevevano erano dovuti a invidia e gelosia. Lo scontro con la realtà del pregiudizio razziale avvenne durante la Seconda guerra mondiale, quando Sammy Davis Jr. fu arruolato nell’esercito degli Stati Uniti:

Improvvisamente il mondo sembrava diverso. Non era più di un solo colore. Mi rendevo conto di come mio padre e Will mi avessero protetto per tutta la vita. Speravano amorevolmente che io non arrivassi mai a conoscere il pregiudizio e l’odio, ma si sbagliavano. Era come se avessi camminato dentro una porta girevole per diciotto anni, una porta che loro avevano sempre tenuto aperta in segreto.

Sotto le armi si unì a un gruppo che faceva spettacoli di intrattenimento per le truppe e si rese conto che sul palcoscenico alcuni pregiudizi sparivano:

Il mio talento era la mia arma, il mio potere, il mio modo di lottare. Era l’unica maniera in cui potevo sperare di influire sulla mentalità delle persone.

Lasciato l’esercito, si riunì allo spettacolo di danza e, negli anni ’50, ebbe un enorme successo incidendo album ed esibendo a Broadway il suo talento di cantante, ballerino, attore e comico, per poi unirsi al famoso sodalizio di amici e colleghi artisti The Rat Pack, che comprendeva anche Dean Martin, Peter Lawford, Joey Bishop e Frank Sinatra. Con loro interpretò diversi film di successo e, proprio grazie a ciò, tutto il gruppo poté giocare un ruolo importante nella lotta alla segregazione razziale nei nightclub di Miami e nei casinò di Las Vegas, rifiutando di esibirsi e frequentare quelli che discriminavano i neri: molti locali iniziarono ad adottare un atteggiamento più tollerante, pur di poter vantare la presenza di ospiti così celebri.

 

 

Nel 1954, Sammy Davis Jr. ebbe un grave incidente automobilistico, che, secondo la versione ufficiale da lui stesso fornita, gli causò la perdita dell’occhio sinistro; circolò a lungo la voce che quella menomazione fosse stata volontariamente inferta all’artista da un sicario assoldato per punirlo e farlo desistere dalla relazione intrecciata con Kim Novak, sebbene non siano emerse prove in proposito, e lo stesso Davis non si sia mai discostato dalla versione dell’incidente.

Appare tuttavia plausibile che un uomo della mafia fosse stato reclutato dal potentissimo produttore cinematografico della Columbia, che aveva sotto contratto la Novak, Harry Cohn, di cui erano note le simpatie per Benito Mussolini e le frequentazioni con il gangster di Cosa Nostra Johnny Roselli. Sammy Davis subì pesanti minacce telefoniche e addirittura un rapimento; nonostante l’intensa passione che lo univa all’attrice, terrorizzato e impossibilitato a difendersi dalle continue pressioni, si convinse a organizzare un matrimonio di copertura con la cantante afroamericana Loray White, che acconsentì alla messinscena in cambio di denaro. L’unione ebbe breve durata, ma servì allo scopo di distogliere l’attenzione dall’artista.

Poco dopo, Sammy Davis Jr. conobbe l’attrice di origini svedesi May Britt: quando il loro amore divenne di dominio pubblico, per essere poi ufficializzato dalle nozze nel ’60, ricominciarono le pressioni e le minacce; per quanto i sodali del Rat Pack, Sinatra in testa, facessero muro per proteggerlo, Davis si ritrovò immerso in un clima d’odio e la moglie si vide rescindere il contratto, poiché i produttori ritennero che il matrimonio avrebbe influito sugli incassi futuri.

Davis fu contestato persino a Londra da gruppuscoli filonazisti, mentre in America dovette fronteggiare le polemiche degli stessi afroamericani, che lo accusavano di “tradire la propria razza” e “vergognarsi di essere nero”; ci furono allarmi bomba e picchetti dell’American Nazi Party in molti dei teatri in cui avrebbe dovuto esibirsi, e ricevette così tante minacce di morte da dover assumere guardie del corpo armate; egli stesso portava un’arma, nelle ormai rare occasioni in cui usciva in pubblico con la moglie.

Nonostante tutto, Sammy Davis Jr. non venne meno alle proprie convinzioni e continuò a lavorare in favore del movimento per i diritti civili, arrivando a raccogliere circa 750.000 dollari dell’epoca (oltre 5 milioni attuali) per organizzazioni quali la National Association for the Advancement of Colored People o la Martin Luther King Jr.’s Southern Christian Leadership Conference.

Fece anche campagna elettorale in favore di John F. Kennedy nel ’60, esibendosi in venti città, perlopiù con i Rat Pack. Ma alla Convenzione Nazionale Democratica in Mississippi fu fischiato mentre cantava l’inno nazionale, e, quando Kennedy vinse le elezioni, i Grandi Elettori degli Stati del Sud minacciarono di disertare il gala inaugurale se tra gli ospiti ci fosse stato anche Davis; il neo eletto presidente, che aveva vinto con una maggioranza risicata e non voleva inimicarsi i rappresentanti del Sud, fece una goffa retromarcia ritirando l’invito e lasciando l’artista ferito e imbarazzato. Due anni dopo, in occasione di un ricevimento alla Casa Bianca per i leader della comunità afroamericana, la coppia Davis-Britt fu fatta allontanare dal palco per le fotografie ufficiali dell’evento, su richiesta dello stesso presidente Kennedy.

La carriera artistica di Sammy Davis Jr. comunque non ne risentì troppo: poté esibirsi per la sovrana britannica, ottenne uno show televisivo e nel 1972 il singolo “The Candy Man” rimase per tre settimane al primo posto della Billboard Hot 100; dopo tre figli, di cui due adottati, il matrimonio con May finì nel 1968, e nel ’70 Davis si risposò con l’attrice Altovise Davis, alla quale rimase legato fino alla morte, avvenuta nel 1990 per un cancro alla gola. Per tutta la vita continuò a lottare per abbattere le discriminazioni, marciando accanto a Martin Luther King Jr. nel 1965, chiedendo uguali diritti per tutti e superando in prima persona molti dei limiti imposti alle persone di colore, nello show business e nel comune sentire.

 

Silvia Boverini

Fonti: https://it.wikipedia.org; P. Stigliano, “Sammy Davis Jr e May Britt, due amanti fuorilegge: il primo matrimonio interrazziale”, www.urbanpost.it; B. Pagan, “Sammy Davis Jr.: Paramount produrrà il film sulla sua vita”, www.movieplayer.it; “Yes, He Did: May Britt & Sammy Davis, Jr.’s Courageous Marriage”, www.withgoodreasonradio.org; J. Lanzendorfer, “Hollywood loved Sammy Davis Jr. until he dated a white movie star”, www.smithsonianmag.com

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *